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Contratto a tempo determinato stipulato con la Spa Poste Italiane e nullità del termine

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 La possibilità concessa alla contrattazione collettiva, ex art. 23 della legge n. 56 del 1987, di definire nuovi casi di assunzione a termine rispetto a quelli previsti dalla legge n. 230 del 1962, discende dall’intento del legislatore di considerare l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessità del mercato del lavoro idonea garanzia per i lavoratori ed efficace salvaguardia per i loro diritti (con l’unico limite della predeterminazione della percentuale di lavoratori da assumere a termine rispetto a quelli impiegati a tempo indeterminato) e prescindere, pertanto dalla necessità di individuare ipotesi specifiche di collegamento fra contratti ed esigenze aziendali o di riferirsi a condizioni oggettive di lavoro o soggettive dei lavoratori ovvero di fissare contrattualmente limiti temporali all’autorizzazione data al datore di lavoro di procedere ad assunzioni a tempo determinato (cfr. Cass. 4 agosto 2008 n. 21063; cfr. altresì Cass. 20 aprile 2006 n. 9245, Cass 7 marzo 2005 n. 4862, Cass. 26 luglio 2004 n. 14011). Ne risulta, quindi, una sorta di “delega in bianco” a favore dei contratti collettivi e dei sindacati che ne sono destinatari, non essendo questi vincolati all’individuazione di ipotesi comunque omologate a quelle previste dalla legge, ma dovendo operare sul medesimo piano della disciplina generale in materia ed inserendosi nel sistema da questa delineato (cfr., fra le altre, Cass. 4 agosto 2008 n. 21062, Cass. 23 agosto 2006 n. 18378); in tale quadro, ove però un limite temporale era stato previsto dalle parti collettive (anche con accordi integrativi del contratto collettivo) la sua inosservanza determina la nullità della clausola di apposizione del termine.

Studio Legale Avv. Vito Sola
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SENTENZA 3314/15

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Antonio Lamorgese – Presidente –
Dott. Vincenzo Di Cerbo – Rel. Consigliere –
Dott. Vittorio Nobile – Consigliere –
Dott. Federico Balestrieri – Consigliere –
Dott. Irene Tricomi – Consigliere –
ha pronunciato la seguente
                                                                                SENTENZA
sul ricorso 8144-2009 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. 97103880585, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via Po 25/B, presso lo studio dell’avvocato PESSI ROBERTO, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente
contro
D’O. I. elettivamente domiciliata in ROMA, VIA UGO DE CAROLIS N. 31, presso lo studio dell’avvocato VITO SOLA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
– controricorrente
avverso la sentenza n. 352/2008 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 31/03/2008 R.G.N. 2226/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/11/2014 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI CERBO;
udito l’Avvocato FIORILLO LUIGI per delega verbale PESSI ROBERTO;
udito l’Avvocato SOLA VITO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Geberale Dott. GIOVANNI GIACALONE che ha concluso per il rigetto.
Sentenza
La Corte
Rilevato che:
1. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza di prime cure che aveva dichiarato l’illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, con decorrenze 12 ottobre 1998, stipulato da Poste Italiane s.p.a. con I. D’O.
2. Per la cassazione di tale sentenza Poste Italiane s.p.a. ha proposto ricorso illustrato da memoria; la lavoratrice ha resistito con controricorso pure illustrato da memoria.
3. Il Collegio ha disposto che sia adottata una motivazione semplificata.
4. La Corte territoriale ha affermato l’illegittimità del termine avendo attribuito rilievo decisivo ai fini di tale statuizione, alla considerazione che il contratto in esame è stato stipulato. per esigenze eccezionali … – ai sensi dell’art. 8 del c.c.n.l. 26 novembre 1994, come integrato dall’accordo aziendale 25 settembre 1997 – in data successiva al 30 aprile 1998.
5. La statuizione sulla legittimità del termine è stata censurata con l’unico motivo di ricorso con il quale sono state denunciate violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e segg. cod. civi nonché vizio di motivazione. La società ricorrente contesta, in particolare, l’interpretazione, da parte della sentenza impugnata, dell’art. 23 della legge n. 56 del 1987 e di alcuni accordi aziendali fra i quali, in particolare, quello del 25 settembre 1997.
6. La censura è infondata.
7. Al riguardo sulla scia di Cass. S.U. 2 marzo 2006 n. 4588, è stato precisato che l’attribuzione alla contrattazione collettiva, ex art. 23 della legge n. 56 del 1987, del potere di definire nuovi casi di assunzione a termine rispetto a quelli previsti dalla legge n. 230 del 1962, discende dall’intento del legislatore di considerare l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessità del mercato del lavoro idonea garanzia per i lavoratori ed efficace salvaguardia per i loro diritti (con l’unico limite della predeterminazione della percentuale di lavoratori da assumere a termine rispetto a quelli impiegati a tempo indeterminato) e prescindere, pertanto dalla necessità di individuare ipotesi specifiche di collegamento fra contratti ed esigenze aziendali o di riferirsi a condizioni oggettive di lavoro o soggettive dei lavoratori ovvero di fissare contrattualmente limiti temporali all’autorizzazione data al datore di lavoro di procedere ad assunzioni a tempo determinato (cfr. Cass. 4 agosto 2008 n. 21063; cfr. altresì Cass. 20 aprile 2006 n. 9245, Cass 7 marzo 2005 n. 4862, Cass. 26 luglio 2004 n. 14011). Ne risulta, quindi, una sorta di “delega in bianco” a favore dei contratti collettivi e dei sindacati che ne sono destinatari, non essendo questi vincolati all’individuazione di ipotesi comunque omologate a quelle previste dalla legge, ma dovendo operare sul medesimo piano della disciplina generale in materia ed inserendosi nel sistema da questa delineato (cfr., fra le altre, Cass. 4 agosto 2008 n. 21062, Cass. 23 agosto 2006 n. 18378); in tale quadro, ove però, come nel caso di specie, un limite temporale era stato previsto dalle parti collettive (anche con accordi integrativi del contratto collettivo) la sua inosservanza determina la nullità della clausola di apposizione del termine (v. fra le altre Cass. 23 agosto 2006 n. 18383, Cass. 14 aprile 2005 n. 7745, Cass. 14 febbraio 2004 n. 2866); in particolare, quindi, come questa Corte ha univocamente affermato e come va anche qui ribadito, in materia di assunzioni a termine di dipendenti postali, con l’accordo sindacale del 25 settembre 1997, integrativo dell’art. 8 del c.c.n.l. 26 novembre 1994, e con il successivo accordo attuativo, sottoscritto in data 16 gennaio 1998, le parti hanno convenuto di riconoscere la sussistenza della situazione straordinaria, relativa alla trasformazione giuridica dell’ente ed alla conseguente ristrutturazione aziendale e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso di attuazione, fino alla data del 30 aprile 1998; ne consegue che deve escludersi la legittimità delle assunzioni a termine cadute dopo il 30 aprile 1998. per carenza del presupposto normativo derogatorio, con l’ulteriore conseguenza della trasformazione degli stessi contratti in contratti a tempo indeterminato (v., fra le altre, Cass. 1 ottobre 2007 n. 20608; Cass. 28 novembre 2008 n. 28450; Cass. 4 agosto 2008 n. 21062; Cass. 27 marzo 2008 n. 7979, Cass. 18378/2006 cit.).
8. La Corte ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi.
9. Con riferimento al profilo relativo alle conseguenze economiche della dichiarazione di nullità della clausola appositiva del termine, si pone il problema. sollevato da Poste Italiane s.p.a. nelle note ex art. 378 cod. proc. civ., dell’applicabilità al caso di specie dello ius superveniens, rappresentato dall’art. 32, commi 5°, 6° e 7° della legge 4 novembre 2010 n. 183, in vigore dal 24 novembre 2010.
10. In proposito deve premettersi, in via di principio, che costituisce condizione necessaria per poter applicare nel giudizio di legittimità lo ius superveniens che abbia introdotto, con efficacia retroattiva, una nuova disciplina del rapporto controverso, il fatto che quest’ultima sia in qualche modo pertinente rispetto alle questioni oggetto di censura nel ricorso, in ragione della natura del controllo di legittimità, il cui perimetro è limitato dagli specifici motivi di ricorso (cfr. Cass. 8 maggio 2006 n. 10547, Cass. 27 febbraio 2004 n. 4070); in tale contesto, è altresì necessario che il motivo di ricorso che investe, anche indirettamente, il tema coinvolto dalla disciplina sopravvenuta, oltre ad essere sussistente, sia altresì ammissibile secondo la disciplina sua propria; ne consegue che, con riferimento alla disciplina qui invocata, la necessaria sussistenza della questione ad essa pertinente nel giudizio di cassazione presuppone in primo luogo la sussistenza di motivi di ricorso che investano specificatamente le conseguenze patrimoniali dell’accertata nullità del termine.
11. Nella fattispecie in esame, nel quale la sentenza impugnata, con riferimento alle conseguenze economiche della dichiarazione di nullità della clausola appositiva del termine, ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato Poste Italiane s.p.a. a corrispondere le retribuzioni dalla data di messa in mora, nessuna censura è stata proposta relativamente a tale profilo. non sussistono pertanto i presupposti per l’applicazione del citato ius superveniens.
12. Il ricorso va pertanto respinto.
13. Al rigetto del ricorso, consegue, per il principio della soccombenza, che le spese del presente giudizio vengano poste a carico di parte ricorrente nella misura liquidata in dispositivo. Le suddette spese devono essere distratte a favore dell’Avv. Vito Sola, dichiaratosi antistatario.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 100,00 per esborsi e Eutro 3500 (tremilacinquecento) per compensi professionali, oltre spese generali pari al 15% e accessori di legge, con distrazione a favore dell’Avv. Vito Sola antistatario.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 13 novembre 2014.
Il Relatore                                                                            Il Presidente
V. Di Cerbo                                                                       A. Lamorgese

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
oggi 19 feb. 2015

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